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Milano, 1573

Milano, 1573

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Io se esco di notte lo faccio in fretta

Mai piaciuta la notte. Perché? Dovrebbe piacermi? No, non sta scritto da nessuna parte. Io proprio non ho mai amato girare di notte. Che brutta atmosfera, non si vede niente, non si incontra nessuno. Le ombre ti ingannano, anche le luci lo fanno.

Io se esco di notte lo faccio in fretta. Apro il portone, guardo fuori e mi fermo un po’. Quando mi sento tranquillo esco in strada con tutto il corpo. Altrimenti resto lì, non si sa mai.

Poi però se ho proprio bisogno di andare esco. Si esco, piano. Cammino, non corro, nel verso che devo seguire. Mi giro per controllare mentre il portone di casa si allontana. Mi addentro nel buio.

Procedo con sospetto e mi giro e rigiro verso ogni lato. A volte mi fermo. Trovo un punto che ritengo sicuro. Mi apparto. Aspetto. Non vorrei incontrare qualcuno, spaventarlo. Proseguo poi con decisione ma attento ad ogni rumore. Le poche luci che mi circondano quasi mi danno fastidio. Meglio se non ci fossero. Ma se non ci fossero, certo non uscirei.

Gli ultimi metri corro. Vedo la meta e corro. Mi sento di farlo, non senza guardarmi le spalle. Con un balzo salgo le scale ed entro.

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Luce

Sapevo di aver sbagliato. Grosso errore di valutazione, pessima scelta. Mi ero trasferito a New York in un momento che non era quello giusto, sia per le cose che lasciavo a casa, sia per quello che avrei trovato negli States. Ero bloccato in quel bar da più di un ora, immobile, incapace di agire e stufo dopo un anno di lavoro a ritmi disumani. Fu in quel momento che entrò lei. Raggio di luce.

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Nei paesi

Nei paesi, quelli piccoli, quelli in cui passa una macchina ogni 27 minuti. In questo genere di paesi, quando sei tu a passare in auto, poniamo, di fronte ad un bar, c’è sempre qualche individuo che guarda dentro. Dentro l’abitacolo, ti guarda, ti fissa da lontano e ti segue dopo che sei passato. Lo puoi vedere anche nello specchietto retrovisore.

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Zoccoli di legno

Tancredi stendeva allegramente il bucato appena fatto. Diceva che stendere è una cosa rilassante, amava trovare la distribuzione ideale ed occupare tutte le aste in modo uniforme.

“Ah, questa te la devo proprio raccontare…” disse rivolto con tono canzonatorio verso l’angolo opposto del salotto. Sulla poltrona sua moglie, Liuba. La tv accesa.

“Oggi ho incontrato Enea, al solito di fretta. Correva a casa dicendo che aveva dimenticato di mettere le scarpe. Ai piedi aveva un paio di zoccoli di legno…” una fragorosa risata fermò il monologo di Tancredi che non riusciva più a trattenersi.

Ingoiata l’ultima risata disse “Va beh, andiamo a letto”. Si avvicinò alla tv, raccolse il telecomando sul mobile e premette il tasto rosso. Spenta la tv si girò verso la poltrona e sollevò il corpo senza vita di Liuba dirigendosi verso la camera da letto.

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Oliviero

Si dice che nel momento in cui Oliviero, il bullo del paese, fu colpito da un fulmine stesse dicendo: “…sono consapevole di essere così bello e desiderato che mi aspetto di destare attenzione in tutte le donne che incontro! Quando non mi guardano o non sono donne o…”.

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